Acne e cicatrici da acne

L’acne è una delle malattie dermatologiche più comuni. Chi di noi non la conosce o non ne ha sofferto in prima persona! Infatti, la probabilità di sviluppare una forma di acne è stata giudicata superiore a quella di contrarre qualsiasi altra patologia cutanea.

Si tratta di una malattia infiammatoria a decorso cronico-recidivante che interessa le unità pilo-sebacee del volto e talora anche del dorso. Clinicamente si caratterizza per la presenza di comedoni aperti o chiusi (noti anche come punti bianchi e neri) e, soprattutto, di pustole, l’elemento più antiestetico dell’acne talvolta anche molto doloroso.

L’acne è una malattia tipica della pubertà e dell’adolescenza, ma gli esiti cicatriziali che ne derivano sono causa di disagio, oltre che per molti giovani, anche per tantissimi adulti. Infatti le lesioni infiammatorie che per anni colpiscono il volto esitano in macule atrofiche, iperpigmentazioni e cicatrici, soprattutto quando vengono “maltrattate” dal paziente stesso che tenta incautamente di “spremere” il brufolo senza valutarne le conseguenze.

Una volta formatesi le cicatrici da acne sono permanenti. Esse alterano notevolmente la superficie cutanea, la sua texture ed inevitabilmente la percezione estetica che il paziente ha di se stesso, inficiandone la vita sociale e di relazione.
Le cicatrici da acne mostrano due caratteristiche modalità di presentazione: con diminuzione del tessuto collagene (atrofiche) e con aumento del tessuto collagene (ipertrofiche). Queste ultime inoltre sono classificate in base alla forma in:
– rolling scar: concave e non molto profonde sono causa di un aspetto mammellonato del volto
– box-car: depresse con fondo piano e bordi netti quasi a formare un cratere, ricordano le cicatrici della varicella
– ice-pick: profondissime e puntiformi, come la punta di un iceberg, sono le cicatrici di più difficile trattamento

Non bisogna inoltre dimenticare gli esiti discromici dell’acne, aree di cute che seppur non rilevate o depresse rispetto al piano cutaneo hanno un colorito differente, presentandosi nella maggior parte dei casi come macchie brune o bruno-rossastre.

E’ fondamentale sottolineare che ogni tipo di cicatrice ha il suo trattamento specifico e che spesso diversi tipi di cicatrici si riscontrano nello stesso paziente. Pertanto solo il medico dopo una accurata visita sarà in grado di valutare il trattamento più idoneo caso per caso.

Le tecniche a nostra disposizione sono svariate. I peeling chimici restano un fondamento intramontabile delle cicatrici acneiche ed anche delle correlate discromie. Siano essi a base di acido glicolico,soluzione di Jessner o TCA, i peeling causano una più o meno delicata esfoliazione degli strati più superficiali della cute, levigandone così la superficie che apparirà pian piano più liscia e omogenea.

Dotati di estrema sicurezza e maneggevolezza i peeling si applicano sul volto e vengono lasciati in posa per pochi minuti. Del tutto indolori, peeling leggeri possono essere ripetuti a breve distanza e sono causa solo di un leggero eritema post trattamento, consentendo il ritorno alle normali attività svolte dal paziente.

Al contrario, per una esfoliazione più marcata e rapida, sono a nostra disposizione peeling medi e profondi che, con brevi tempi di recupero, donano già dopo la prima applicazione un aspetto del tutto rinnovato alla cute.

Un’ altra tecnica molto soddisfacente per medico e paziente è il needling. Si tratta dell’ applicazione sulla cute di un rullo dotato di numerosi piccoli aghi. Le microperforazioni che ne risultano inducono un modestissimo gemizio ematico delle papille dermiche e ne stimolano il rimodellamento con produzione di collagene, acido ialuronico ed elastina. In questo modo si innesca un processo di rigenerazione cutanea del tutto fisiologico e naturale e la cute dopo poche applicazioni risulterà più luminosa e compatta.

Non si può poi tralasciare l’uso dei Laser frazionali, particolarmente ad anidride carbonica, che permettono una più intensa azione sull’epidermide, vaporizzandone gli strati superficiali; il laser ha però degli effetti collaterali più marcati con un rossore dell’epidermide che può residuare per alcuni giorni. Il grado di soddisfazione è comunque elevatissimo.

Infine per le macchie iperpigmentate più resistenti è sempre di grande ausilio la luce pulsata o IPL, ben conosciuta per i suoi effetti “miracolosi” su diversi tipi di discromie cutanee.

Ad oggi, grazie alle numerose tecniche a nostra disposizione, le cicatrici da acne, testimonianza per molti di un’adolescenza tribolata…saranno anch’esse un lontano ricordo!

Dr.ssa Gabriella Brancaccio

 


Troviamo spesso tra le nostre pazienti purtroppo dei volti deturpati da antiche cicatrici da acne che magari risalgono a 15-20 anni prima e che poi vengono lasciate lì perchè non si riuscivano a trattare e poi un po’ per trascuratezza. Oggi non è difficile curarle e migliorarle di almeno il 70-80% con l’uso di 2 metodiche.

La prima è il needling, una rotellina “magica” con dei microaghi che viene lasciata scorrere sul volto della paziente più volte fino ad ottenere un arrossamento completo e che stimola i fibroblasti a produrre nuovo collagene e quindi a ripristinare il tessuto dove una volta c’era la cicatrice.

Il secondo metodo un po’ più invasivo ed efficace è il laser frazionato ad anidride carbonica. Con questo laser noi provochiamo un’esfoliazione controllata in quanto sappiamo esattamente quanta pelle vogliamo portare e lisciamo la pelle fino ad ottenere una scomparsa o una cospicua attenuazione della cicatrice.

Va da sé che essendo il laser un metodo po’ più invasivo invece che 1-2 giorni di rossore della pelle come nel caso del needling, riusciamo ad ottenere questa levigatezza al prezzo di 6-7 giorni di rossore. Un piccolo disagio ma, credetemi, ne vale veramente la pena.

Acne: seconda causa di depressione tra gli adolescenti

acne
NON NASCONDERLA…CURALA!

Lo psichiatra Madhulika A. Gupta, Ph.D., professore alla University of Western Ontario a Londra, ha condotto una ricerca su pazienti affetti da differenti patologie dermatologiche di impatto sociale e ha evidenziato una stretta associazione tra depressione e malattie cutanee. Questa associazione vede l’acne, anche moderata, al secondo posto subito dopo la psoriasi ma prima della caduta di capelli.

L’acne è un disordine infiammatorio cronico del follicolo pilifero e delle ghiandole sebacee estremamente frequente, che colpisce in misura variabile il 90% degli adolescenti, con un incidenza quindi massima nel periodo più delicato della crescita fisica e comportamentale.

E’ questo il momento in cui iniziano le prime “cotte”, aumentano i rapporti sociali, i confronti…è questo il momento in cui inizia a delinearsi il carattere di un individuo!

Per questa ragione, il problema dell’acne dovrebbe essere tenuto in seria considerazione; niente è più scoraggiante per un giovane paziente, già angosciato dal problema, che sentirsi dire: “Ah non preoccuparti, è solo acne!”

Quando capita che da una situazione di equilibrio, veniamo turbati da questa malattia, la nostra autostima crolla e seguono dinego, rabbia, depressione e infine accettazione. Solitamente si sceglie l’auto-reclusione; nascondersi è il primo impulso: non uscire, non farsi vedere.

Per sconfiggere un nemico bisogna conoscerlo.

L’acne è una patologia che colpisce tra i 14 e i 19 anni, anche se in base alle ultime indagini statistiche ne sono colpiti con una certa frequenza anche le persone adulte. Nella patogenesi intervengono diversi fattori, da quelli genetici (il bambino di genitori entrambi acneici ha sicuramente più del 50% di possibilità di sviluppare la malattia), ormonali (per lo stimolo adrogeno guidato dal testosterone e da altri ormoni ovarici e surrenali), a quelli esogeni (farmaci, cosmetici, inquinanti atmosferici).

Ma quali e quante sono le forme di acne?

Esistono differenti forme di acne e differenti fasi di evoluzione di una stessa forma di acne! Ecco perché il dermatologo in relazione al tipo di pelle e alla fase evolutiva della malattia, indica la corretta strategia terapeutica. A scopo puramente scolastico possiamo distinguere 3 fasi evolutive dell’acne:

  • Fase comedonica (si evidenzia attraverso lievi lesioni chiamate comedoni, piccoli “tappi” di sebo e cheratina indicati comunemente punti bianchi e punti neri.
  • Fase infiammatoria (per la presenza di microrganismi, la ghiandola sebacea può infiammarsi, e sulla pelle compaiono foruncoli dal colore rossastro, le papule)
  • Fase pustolosa (a loro volta, le papule si possono infettare trasformandosi in pustole (brufoli-foruncoli).

Una forma sicuramente più severa dell’acne è l’acne conglobata o nodulo-cistica. E’ sicuramente la forma più grave di acne. Colpisce sia donne che uomini, con lesioni che possono interessare sia il viso che il tronco. In queste sedi sono presenti noduli e cisti di grandezza variabile, da pochi mm ad alcuni centimetri. Lascia spesso delle cicatrici deturpanti, specie se non curata a dovere.

Cosa fare allora per aiutare le persone che soffrono di acne?

La cosa migliore è non ricorrere al fai da te o ricercare l’ultimo ritrovato miracoloso che viaggia sulla rete, fonte solo di delusione e sconforto.

Troppo spesso accade di ascoltare pazienti demotivati che esordiscono dicendo: “dottore ho provato di tutto ma non riesco a risolvere!” e che alla domanda: è mai stato da un dermatologo? Rispondono: “No, ma ho provato tantissimi prodotti in profumeria, in erboristeria e in farmacia per pelli grasse”.

La terapia dell’acne varia in relazione al tipo di pelle, allo stadio della malattia, all’intensità del processo infiammatorio, e va seguita con eventuali esami ematochimici e con i giusti prodotti e farmaci… insomma è una malattia, e come tale è il medico, specialista in dermatologia, l’unico a poter trattare nel modo corretto questo disturbo.

A cura del Dr. Giovanni Montesarchio
Specialista in Dermatologia e Venereologia

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